Parafrasi - Opera Omnia >>  Giovanni Pascoli : « Myricae » Testo originale    




 

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III

SCALPITIO

Si ode un galoppo lontano (è là...?), che sopraggiunge, che corre nel piano con tremante sveltezza.

Un piano deserto, illimitato; ampio, secco ed uguale per tutta la sua estensione: si vede solo qualche ombra di un uccello che si è perso, il quale sfugge come una freccia.

Nient'altro. Quel che si sente è il galoppo come di chi fugge via da qualche lontana rovina; ma, qualunque sia il posto in cui egli si trovi, non è conosciuto né dalla terra né dal cielo.

Si ode un galoppo lontano, il rumore del quale diviene man mano più intenso, un galoppo che sopraggiunge, che corre nel piano: la morte! la morte! la morte!



VI

ALLORA

Allora... in un tempo molto lontano fui molto felice; ma non adesso: e quanta dolcezza mi ritorna in mente dai bei ricordi di allora!

Quell'anno! Per tutti gli anni che sono trascorsi e che trascorreranno, non può la mia mente dimenticarsi di quell'anno!

Quello fu un giorno che non avrà uguali, che non ritornerà; la vita fu inutile apparenza sia prima che dopo quel giorno!

Quel preciso momento!... trascorse così velocemente che in realtà passò ma non fu mai raggiunto, tuttavia fu talmente bello che tanto ero felice per quell'istante fugace!



III

RIO SALTO

Lo so: non era il trotto di nobili cavalli che vagavano nella notte inoltrata: era l'acqua che, dalle tegole gocciolanti batteva violentemente sulla gronda.

Nonostante questo, vedevo passare lungo le sponde che parevano infinite, i cavalieri erranti, scorgevo il luccicare delle loro corazze e il loro riflesso nell'acqua del rio.

Quando il vendo si calmava, non udivo il suono di galoppi, né vedevo con tremore fughe lontane nella scarsa luce notturna

ma vedevo soltanto voi, amici pioppi. Stormivano dolcemente dondolandosi lungo la sponda del mio caro fiume.



III

SAPIENZA

Saliva pensoso sulla collina ripida, dove ha il suo nido l'aquila e nasce il torrente, e raggiunto un punto da cui si può osservare tutto il misterioso paesaggio, egli pensa e riflette.

Oh! Osservando intorno a sé le profondità misteriose, più guarda lontano con il pensiero, più vicino sembra ciò che lo sguardo percepisce: [ma tutto quel che vede è] ombra e mistero [e quindi la comprensione è solo un'illusione].



CREATURE

I

FIDES

Nel momento in cui la sera rosseggiava brillando e il cipresso, per i raggi del sole, sembrava oro fino, la madre disse a suo figlio piccolo: "Lassù [nel regno dei morti], tutto è fatto così, come un giardino".

Il bambino dorme e sogna rami d'oro, alberi d'oro, foreste d'oro; mentre il cipresso nella notte scura è agitato dal vento e messo a dura prova dalla bufera.



IV

ORFANO

Lentamente cade la neve. Ascolta: una culla dondola lentamente. Un bambino piange e tiene il ditino in bocca; una donna anziana canta, poggia il mento sulla sua mano.

La donna anziana canta: "Intorno alla tua culla c'è un bel giardino con rose e gigli..." In questo giardino il bambino dorme tranquillo. La neve cade lentamente.



L'ULTIMA PASSEGGIATA

I

ARANO

Nel campo, dove, all'interno dei filari [della vigna] risplende qualche foglia di vite (il pampano) di colore rosso (roggio), e dove la nebbia mattutina sembra sollevarsi come fumo dei cespugli [fratte]

stanno arando [i contadini]: con grida prolungate [lente], un contadino spinge buoi che si muovono lentamente, un altro sparge i semi, un terzo spiana [ribatte] pazientemente con la zappa [la marra] le zolle di terra [porche: i cumuli di terra sollevati dal passaggio dell'aratro];

cosicché il passero accorto [saputo], osservando la scena dai rami senza foglie [irti] del gelso [del moro], dentro di sé è già contento [perché sa che i contadini tra poco se ne andranno e potrà scendere nei solchi a beccare le sementi]; e tra le siepi si sente il canto acuto (sottil) del pettirosso, simile al tintinnio di una campanellina d'oro.


IV

LAVANDARE

Nel campo che è per metà arato per metà no c'è un aratro senza buoi che sembra dimenticato, in mezzo alla nebbia.

E scandito dalla riva del fiume si sente il rumore delle lavandaie che lavano i panni, sbattendoli, e lunghe cantilene:

il vento soffia e ai rami cadono le foglie, e tu non sei ancora tornato! da quando sei partito sono rimasta come un aratro abbandonato in mezzo al campo.



III

X AGOSTO

San Lorenzo, io lo so perché un così gran numero di stelle nell'aria serena s'incendia e cade, perché un così gran pianto risplende nel cielo.

Una rondine ritornava al suo nido: l'uccisero: cadde tra rovi spinosi; ella aveva un insetto nel becco: la cena per i suoi rondinini.

Ora è là, morta, come se fosse in croce, che tende quel verme a quel cielo lontano; e i suoi rondinini sono nell'ombra, che attendono, e pigolano sempre più piano.

Anche un uomo tornava alla sua casa: lo uccisero: disse: "Perdono"; e nei suoi occhi sbarrati restò un grido: portava con sé due bambole per le figlie...

Ora là, nella solitaria casa, lo aspettano, aspettano invano: egli, immobile, stupefatto mostra le bambole al cielo lontano.

E tu cielo, dall'alto dei mondi sereni, tu che sei infinito e immortale, inondi con un pianto di stelle questa Terra tanto piccola quanto piena di male!



IX

IL PASSERO SOLITARIO

Nella antica torre - passero solitario - cerchi gli accordi per il tuo canto, come, in luogo consacrato, fa la monaca di clausura con l' organo, sfiorandone la tastiera con le dita;

lei, pallida e come di passaggio su questa terra, seppe cavare con sua meraviglia, e liberare per un breve istante, tre sole note racchiuse nell' organo. Tre note, come fossero le tre parole che lei custodisce serenamente nel profondo del suo cuore.

Tu passero che sei uno spirito solitario, mandi le tue tre note da quel luogo sacro, isolato dal mondo, che nei suoi vasti locali vuoti immersi in un assoluto silenzio, profuma di incenso ormai bruciato.



XI

L'ASSIUOLO

Mi domando dove fosse la luna, visto che il cielo aveva un colore chiaro e il mandorlo e il melo sembravano sollevarsi per vederla meglio. Da nuvole nere in lontananza venivano dei lampi mentre una voce nei campi ripeteva: chiù.

Solo poche stelle brillavano nella nebbia bianca. Sentivo il rumore delle onde del mare, sentivo un rumore tra i cespugli, sentivo un'agitazione nel cuore al ricordo di una voce che evocava un dolore antico. Si sentiva un singhiozzo lontano: chiù.

Sulle vette dei monti illuminate dalla luna, soffia un vento leggero mentre il canto delle cavallette sembra il suono dei sistri [oggetti rituali connessi al culto egiziano della dea Iside] funebri che bussano alle porte della morte (che forse non si aprono più?) ... e continua insistentemente un pianto funebre ... chiù ...



XII

TEMPORALE

Il brontolio di un tuono lontano...

L'orizzonte si accende di rosso, come se fosse di fuoco, verso il mare; sui monti il cielo è nero come la pece, in mezzo vi sono nubi bianche: tra le nuvole nere c'è un casolare che fa pensare ad un'ala di gabbiano.



XVIII

NOVEMBRE

L'aria è limpida e splendente come se fosse una gemma e il sole è così chiaro da indurti a cercare gli albicocchi fioriti e hai l'impressione di sentire dentro di te l'odore amaro del biancospino.

Ma i rovi sono secco, e i rami delle piante senza foglie tracciano un disegno nero nel cielo limpido e senza uccelli in volo. Il passo risuona sul terreno che, indurito dal gelo, sembra vuoto all'interno.

Tutto intorno c'è silenzio, e solo al soffio del vento si sente lontano dai giardini e dagli orti il rumore delle foglie secche che cadono dagli alberi e vengono calpestate. È l'estate di San Martino.



IX

IL LAMPO

E il cielo e la terra si mostrarono per ciò che erano:

la terra messa a dura prova, illuminata da una luce pallida e scura, percorsa dai rumori del temporale; il cielo pieno di nuvole, nuvole che non fanno presagire niente di buono, un cielo in continuo movimento: nel tragico tumulto una casa, fortissimamente illuminata dal lampo, apparì sparì d'un tratto; come un occhio che, spalancato esterrefatto, prima s'aprì poi si chiuse, nella notte nera.



X

IL TUONO

E nella notte buia come il nulla ad un tratto, come il frastuono di una rupe che frana dall'alto, il tuono rintronò risuonando, facendo eco e riverberandosi nella notte; ma subito smise, e poi rumoreggiò lontano nella notte come un'onda di mare che si infrange sopra gli scogli; ma svanì nuovamente. A quel punto si sentì il dolce canto di una madre, ed il rumore del dondolio della culla del suo bimbo.



XIV

NOTTE DI NEVE

C'è pace tutto intorno! Si sente il suone della campana anche se è distante, nevica. Laggiù

si può vedere un freddo cimitero, nascosto dall'oscurità: e si confonde con la grigia volta celeste una tenue luce tanto estesa quanto effimera. Pace! pace! pace! pace! nella notte candida.

 
 
 




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