Giovanni Pascoli - Opera Omnia >>  Poemi conviviali Testo originale    




 

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NOTE


ALLA PRIMA EDIZIONE

I più vecchi di questi Poemi sono:
gog e magog (pag. [...]) stampato nel «Convito», Libro 1, Roma — gennaio 1895. Qui è con qualche aggiunta per chiarezza;
alexandros (pag. [...]) nel «Convito», Libro ii, Roma – febbraio 1895;
solon (pag. [...]) nel «Convito», Libro iv, Roma – aprile 1895; e via via il cieco di chio (pag. [...]) e ate (pag. [...]), nella «Vita Italiana», Roma;
tiberio (pag. [...]) nel «Marzocco», Firenze;
il sonno di odisseo (pag. [...]), nella «Nuova Antologia», Roma;
sileno (pag. [...]), nella «Flegrea», Napoli;
la buona novella (pag. [...]), nella «Illustrazione Italiana» (1899 e
1900), Milano, col titolo di natività e l'annunzio in roma. Recentemente comparvero la cetra d'achille, nella «Lettura», e le memnonidi, in «Atene e Roma».
anticlo fu pubblicato dalla «Flegrea», ma in forma diversa da questa: in esametri.

Rimando a miglior tempo una diligente notazione di fonti classiche. (Nel frattempo il lavoro fu fatto, come non meglio si sarebbe potuto, da Emil Zilliacus Giovanni Pascoli et l'antiquité, Etude de littérature comparée... Helsingfors, 1909). Il più dei lettori conosce la polla perenne Omerica, donde come rigagnoli derivano la cetra d'achille, le memnonidi, anticlo (Od. IV 286 segg.), il sonno di odisseo, l'ultimo viaggio. In quest'ultimo mi sono ingegnato di metter d'accordo l'Od. XI 121-137 col mito narrato da Dante e dal Tennyson. Odisseo sarebbe, secondo la mia finzione, partito per l'ultimo viaggio dopo che s'era adempito, salvo che per l'ultimo punto, l'oracolo di Tiresia.
Derivano da Esiodo (Theog. e Op. et D.) sì alcuni canti del l'ultimo viaggio (III le gru nocchiere e IV le gru guerriere), e sì, naturalmente, il poeta degli iloti. Poeta degli Iloti fu detto Esiodo da Cleomene Lacedemonio (v. Ael. V. H. XIII 19 e Dio Chrys. X. or. II che attribuisce un simile giudizio ad Alessandro). Sono ispirati dal mito oltramondano nel Phaed. platonico i poemi di ate, II e III. sileno prende le mosse da una notizia di Plinio (Hist. Nat. XXX VI 4,4). Deriva da Apuleio (Met. IV, V, VI), liberamente interpretato, dei Poemi di Psyche il I psyche, e dal Phaed. di Platone il II la civetta. i vecchi di ceo si fondano su una notizia bene attestata, su cui si veda il bel Bacchilide di Niccola Festa (Firenze, Barbera 1888) a pag. xxii. In questo poema io faccio che «Lachon », cantato da Bacchylide (VI), sia molto più vecchio di « Argeios », pur cantato (I e II) dalla medesima isolana ape canora. L'inno di «Lachon» è inventato da me, con qualche reminiscenza simonidea e pindarica. L'inno invece di « Argeios » è traduzione, alquanto libera, dell'inno II, o, a dir meglio, preludio di Bacchylide. E dal I 9-16 sono tratti i particolari intorno al padre di Argeo «Pantheidas ».
alexandros, che dispera di conquistare la luna, è nota tradizione. Per tiberio, vedi Suet. Tib. VI. In gog e magog io fusi in una la leggenda della porta e quella delle trombe. Vedi la Prefazione del Grion ai Nobili fatti di Alessandro Magno (Bologna, Romagnoli 1872), e specialmente Roma nel Medio Evo di Arturo Graf (II vol. Appendice).
Pisa, giugno 1904. 


ALLA SECONDA EDIZIONE

Il quale Arturo Graf andava ricordato dopo Dante e Tennyson per il suo ultimo viaggio di ulisse, che è uno dei poemi delle sue Danaidi; poema, come tutti gli altri di quel nobilissimo spirito, superiore a ogni mia lode. E come potei dimenticarmene? Io non so. So che quel poeta è uno dei miei poeti, che quel maestro è uno dei miei maestri, e che da lui ebbi conforto e consiglio. E che ne lo amo.
L'unico poema nuovo di questa edizione, i gemelli, nasce da un racconto di Pausania (D. G. ix 31, 8) che dice: « C'è un'altra novella su lui (Narcisso)... che Narcisso aveva una sorella gemella, come nel rimanente al tutto somigliante di aspetto, così con capellatura uguale, e vestivano vesti simili, e andavano a caccia l'un con l'altra. E Narciso amò la sorella, e come la fanciulla morì, esso andava alla fonte e capiva bensì che era la propria ombra che vedeva, ma pure così capendo, aveva un certo sollievo dell'amor suo, come se non credesse di veder l'ombra sua, ma l'imagine della sorella ».
Questi due gemelli, non giovani ma fanciulli, io ho cambiati tutti due nel leucoion vernum e nel galanthus nivalis, che si somigliano in verità, ma come un maschietto e una bambina che si somiglino. Sono due fiori del principio di primavera, e della famiglia delle Amarillidee, della quale è pure Narciso.
Pisa, 17 maggio 1905. 


EDIZIONE DI RIFERIMENTO: "Giovanni Pascoli - Poesie - sezione seconda", I CLASSICI CONTEMPORANEI ITALIANI, collezione diretta da Giansiro Ferrata, Arnoldo Mondadori editore, Milano, 1967








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